Chi vi scrive è un tifoso sfegatato del Napoli. Talmente appassionato da abbonarsi per assistere alle partite casalinghe della squadra dal 1994. Un tifoso atipico, decisamente oggettivo avvezzo all’analisi ogni vicenda con il più fervido spirito critico che spesso sfocia in attacchi feroci verso giocatori, altri tifosi e molti aspetti rubricati sotto la voce “napoletanità”. Meglio dirlo per non essere tacciato da quelli che si fanno chiamare “meridionalisti” (mah) filojuventino.
Un aspetto particolarmente diffuso e denigratorio della “cultura partenopea” è quello di minimizzare gravi fatti di cronaca (ammazzamenti, rapine, scippi, furti) con il tipico “va bbuo, lo fanno ovunque”.
Ad esempio, ogni volta che si ripete (ultimamente sempre più spesso, perciò occorrerebbe capire il perchè) qualche rapina a calciatori o famigliari dei giocatori del Napoli il napoletano vittimista inizia a snocciolare come dei mantra i soliti punti fermi della napoletanità più becera.
Eccone alcuni:
1) “Il giocatore o la moglie rapinati a Napoli avrebbero potuto avere la stessa sorte anche a Milano dal momento che recenti sondaggi hanno dimostrato la crescità esponenziale della microcriminalità anche a Nord”. E ancora: “Napoli è una città bellissima rovinata da quattro imbecilli che fanno scappare i giocatori”.
Poco importa di quel che possa accadere nelle altre città, il napoletano che vive a Napoli dovrebbe preoccuparsi di ciò che accade nella sua metropoli senza considerare normale una rapina solo perché viene fatta anche a Milano. Il napoletano che pensa questo è convinto che la somma di due rapine (una a Napoli, l’altra a Milano) faccia zero e il suo pensiero si riassume in questi termini: “Non è vero che esista un problema criminalità a Napoli, perché ce n’è tanta anche al Nord”.Inoltre è totalmente inopportuno paragonare un atto criminale perpetrato in alcune zone del Sud (Sicilia, Campania, Calabria, Puglia) con uno omogeneo avvenuto ad esempio a Bolzano. Una rapina a Napoli è radicalmente diversa da una di Bolzano. A Napoli gli autori di episodi di microcriminalità fanno parte di un sistema criminale organizzato e chiunque compia rapine è “autorizzato” esclusivamente dall’alto. E’improbabile la figura del ladruncolo in cerca di facili guadagni che non abbia alle spalle nessuno. Ecco perché gli episodi subiti da calciatori e mogli devono portare con sé dibattiti e analisi dietrologiche per capire se le rapine siano state “casuali” (ossia solo perché i rapinati sono estremamente ricchi) o ci sia un disegno preordinato per dare segnali soprattutto alla società di De Laurentiis.
A Bolzano, invece, anche un povero disgraziato può armarsi di un coltello e scippare chiunque senza il bene placito di “superiori”.
2)La schizofrenia del napoletano vittimista genera ossessioni e presunti complotti dei “giornali del Nord” (sic): “Eh, i giornali del Nord sembrano volersi divertire a porre l’accento solo sugli episodi di criminalità di Napoli. Godono delle nostre disavventure e ingigantiscono problemi di minore entità”.
Innanzitutto bisognerebbe chiarire il significato di “giornali del Nord” e domandare a chi sostiene questa tesi se Roma, secondo la loro concezione, sia posizionata a Nord o a Sud.
Poi, meno male che i giornali amplifichino allo spasimo questi episodi avvenuti a Napoli e releghino in un trafiletto a pagina 30 una rapina subita da un calciatore ad esempio a Rimini. Bisogna parlare di criminalità fino alla sfinimento. Tutti i giorni. Lo sosteneva Falcone e molti si ricordano di lui solo il 23 maggio. Per commemorarlo. E’ giustissimo trattare con livore la notizia di una rapina a Napoli e al Sud. E’ questo un primo passo nella speranza che certi episodi non si verifichino più.
Il napoletano vittima di se stesso non lo capisce. Anzi, si scaglia contro la Lega Nord perché “odia Napoli” e poi si comporta esattamente come il partito (finalmente estinto) di Bossi.
Davide Ferrante
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