Premessa. Il bipensiero (“doublethink”) è un concetto introdotto dallo scrittore George Orwell per illustrare il sottile meccanismo del governo totalitario distopico del Socing instauratosi nell’Oceania di “1984″, una delle opere principali dello scrittore inglese. Orwell descrive il bipensiero come quel processo che consente ad un governo totalitario di far credere ai suoi sudditi contemporaneamente due verità contrapposte. E’ la logica della non logica. Il paradosso non solo non esiste, ma non è neanche contemplabile. Il bipensiero non è altro che la volontà e la capacità di sostenere un’idea ed il suo opposto in modo da non trovarsi mai al di fuori dell’ortodossia, dimenticando nel medesimo istante il cambio di opinione e perfino l’atto stesso del dimenticare. O comunque convincersi che questo processo sia la procedura consuetudinaria di apprendimento di una qualsiasi notizia.
Quindi se ad esempio l’Oceania in un preciso momento era in guerra con l’Eurasia, evidentemente era sempre stato così anche se in passato questi due superstati erano alleati ed il nemico da sconfiggere era l’Estasia.
Tale meccanismo si basa su una distorsione del concetto di menzogna. Se questa, infatti, veniva accettata da tutti unanimamente, e se trovava riscontro nei documenti ufficiali, perdeva la sua aura di fandonia e si trasformava in un fatto storico, quindi vera. Alla base del meccanismo sussiste una concezione selettiva di memoria storica, sia a breve che a lungo termine, in cui il soggetto comunicante non entra mai in contraddizione, pur cadendoci (anche palesemente). In “1984″ si tratta di una vera e propria alterazione del passato, attraverso la manomissione dei documenti ufficiali e la rappresentazione di una storia faziosa, ad uso e consumo del leader.
Dall’alto della sua megalomania, l’intento di Berlusconi è sempre stato quello di convincere i cittadini (o convincersi?) che due verità contrapposte si annullino soltanto in teoria. Non nella pratica. E dato che alterare i documenti storici (fortunatamente) è impossibile per chiunque (almeno parzialmente), essendo in un contesto di potere differente, la cosa preoccupante è che per tantissimi anni (fin troppi) una gran fetta degli elettori non ha sentito l’esigenza di palesare perplessità sui costanti controsensi dispensati dall’ex Presidente del Consiglio.
Ultimi della sua hit parade, soltanto nella cronologia, le cessioni di Thiago Silva ed Ibrahimovic al Paris Saint Germain ed il suo “imprevedibile” ritorno in politica.
Sul difensore brasiliano e sull’attaccante svedese, il 14 giugno Silvio dichiarava: “Thiago Silva resta al Milan (…). Ci hanno fatto un’offerta molto interessante di 46 milioni di euro e noi abbiamo preso atto di questa possibilità. Poi abbiamo dato un occhio al mercato dei centrali difensivi per sostituire il nostro Thiago e abbiamo convenuto che sarebbe stata un’operazione non conveniente (..). Avremo ancora Thiago Silva con noi e potremo contare su una difesa che spero possa subire meno gol. Ibrahimovic? Non ce ne priveremo certamente, lo riteniamo il numero uno al mondo nel suo ruolo”.
Tutti puntualmente ad acclamare il presidente dal cuore più grande del mondo. Sui giornali e sui blog dei milanisti, spiccano commenti del tipo “Berlusconi un eroe!”, “Evviva il presidente”, “Santo subito”. Peccato per loro che siano incappati, così come da copione, nel bipensiero “berlusconiano”. In circostanze normali avrebbero rammentato quanto successo qualche anno fa con Kakà, in cui si passò dal “resta a vita” di qualche mese prima all’approdo al Real Madrid. Ma il consolante bipensiero diviene un assuefante e gratificante labirinto in cui non si vuol trovare la via d’uscita.
Detto fatto. Un mese è più che sufficiente per affermare e manifestare un pensiero, poi seguito dall’azione della vendita, esattamente opposto a quello dispensato pochi giorni prima. Ora Thiago Silva ed Ibra sono un pò meno “numeri uno”. E poi c’è la crisi economica (a proposito, non era solo psicologica?). Una crisi che sembrava lontana appena un mese prima. Il 14 luglio è ufficiale, Ibra e Thiago Silva alla corte dei “core’ngrati” Ancelotti e Leonardo. Sono bastati pochi giorni per cambiare idea. Improvvisamente sul mercato sono comparsi calciatori adatti a sostituirli. Questione di tempistica. Ma attenzione, nessuno si azzardi a dimenticare l’atto eroico della rinuncia di un mese prima! E’ quella la cosa che conta.
Stesso leitmotiv anche in ambito politico. Tutti ricordiamo l’addio, rivelatosi poi un arrivederci (come prevedibile per chi non cade nella trappola del suo bipensiero) del Cavalier (sic!) alla politica, e le sue dimissioni con tanto di festa della folla in piazza. Silvio Berlusconi, infatti, rilasciò un’intervista al quotidiano isareliano ”Yedioth Ahronoth”in cui affermò: “Confermo di non avere intenzione di candidarmi per la sesta volta alla guida del governo. Continuerò ad essere il presidente fondatore del Pdl e il primo supporter del mio partito. E continuerò a impegnarmi per realizzare in Italia le grandi riforme istituzionali necessarie per la governabilità del Paese”. Tutti noi comunisti tirammo un sospiro di sollievo. Purtroppo da buoni “mangiabambini”, però, siamo soliti elargire alcune riflessioni sulla credibilità delle sue parole. Questione di malafede.
Puntuale, qualche mese dopo, la “smentita non smentita”, il cambio di opinione..anzi no, la coerente contraddizione, il logico paradosso. Berlusconi torna in politica e lo fa con il partito che l’ha reso grande, “Forza Italia”. Se oggi vuole riscendere in campo (così come ama affermare) evidentemente è sempre stato così, anche se fino a poco tempo fa dichiarava il contrario.
Sapete, ora che ci penso meglio mi sorge qualche dubbio. Se 2+2 fa 5, Berlusconi s’è mai dimesso? E Thiago Silva ed Ibra li ha mai comprati?
Andrea Avitabile
E qualcuno mette in dubbio l’importanza di controllare i media, o vuole privatizzare la Rai (da risanare, sicuramente, ma da conservare al patrimonio pubblico).