” Sulla pelle”: alla ricerca di una verità inquietante

” Sulla pelle” rappresenta il primo libro della scrittrice statunitense Gillian Flynn che ha riscontrato notevoli apprezzamenti di pubblico e critici. D’altronde se uno scrittore di fama mondiale come Stephen King afferma, in riferimento alla suddetta opera che ” Dire che questo romanzo d’esordio è fantastico è davvero troppo poco”, significa che vale quanto meno la pena di leggerla.

In apparenza questa produzione potrebbe risultare un classico thriller con vari colpi di scena, ricco di pathos e di mistero ma basta poco per capire che essa riguarda anche un iter simbolico che scava nel profondo della psiche e nelle fragilità umane. La protagonista, nonchè io narrante della vicenda, Camille Preaker è una giornalista del “Chicago Daily Post” che per mezzo del suo capo Curry torna nella sua città natale, Wind Gap, per indagare sugli omicidi di due bambine, Natalie e Ann.

Il romanzo verte su due piani di lettura differenti: da una parte vi è la ricerca dell’assassino e dall’altra, grazie all’artificio letterario dell’ io narrante, il lettore viene a conoscenza dei pensieri e della psicologia della protagonista. Man mano che si sfogliano le pagine crescono così gli intrecci misteriosi e sconvolgenti che pian piano vengono a galla e si conoscono dettagli della vita di Camille sorprendenti: il suo carattere schivo e in apparenza freddo nasconde una fragilità di base che l’ha portata nel corso del tempo a martoriare il proprio corpo con incisioni di parole e tagli sulla pelle.

Il lettore si addentra a tal punto nella mente della giornalista che ha la possibilità di scoprire particolari davvero inquietanti: il senso di claustrofobia della giovane Camille quando abitava a Wind Gap, il rapporto conflittuale con la madre Adora, il suo senso di colpa e di disagio interiore. C’è un’ alternanza in tutta l’ opera tra le lunghe riflessioni e i pensieri della protagonista, con descrizioni di vario tipo e diversi dialoghi, più o meno importanti ai fini dell’ indagine ( alcuni sono confidenziali poichè fatti con interlocutori che Camille conosce, altri sono più formali).

Il romanzo risulta piacevole e Gillian Flynn ha la capacità di incuriosire e scuscitare l’attenzione del lettore in modo efficace. In definitiva, un altro elemento che vale la pena sottolineare è l’apertura che offre il libro verso riflessioni sulle problematiche dei giorni nostri come l’autolesionismo, il disagio giovanile ma soprattutto uno dei più grandi mali della modernità, il male di vivere.

Armando Riccio

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