Querele controproducenti, Grillo dovrà risarcire Fininvest per un articolo del 2004. Ora tutti andranno a leggere il pezzo caduto nel dimenticatoio

E’ conclamato. Si querela non per proteggere la propria immagine da affermazioni false o non suffragate dall’adeguato numero di prove, ma per cercare di spillare denaro al querelato. E’ giusto che la legge tuteli chi si senta diffamato e obblighi il querelato a risarcire la parte lesa, ma, parliamoci chiaro, soprattutto le multinazionali e i grandi gruppi imprenditoriali si rivolgono ai loro studi legali esclusivamente per rimpolpare le casse delle loro società e non certo per tutelare la propria reputazione.

Ad avvalorare questa tesi cade a pennello la notizia della condanna civile inflitta a Beppe Grillo che dovrà versare nelle casse della Fininvest 50mila euro. I giudici della Corte d’Appello Civile di Roma hanno ravvisato gli estremi di diffamazione nell’articolo scritto dal comico su “L’Internazionale” del febbraio 2004 dal titolo “Il caso Parmalat e il crepuscolo dell’Italia”. Respinta, dunque, la tesi della difesa di Grillo che sosteneva la finalità puramente satirica dello scritto. Nell’interessante pezzo il comico genovese dismette i suoi panni di autore satirico e fa quello che avrebbe dovuto fare la maggior parte dei giornalisti in quegli anni: informare i lettori a tempo debito del crack Parmalat per dissuadere ignari risparmiatori dal comprare azioni della società di Tanzi. Molte persone persero i propri risparmi per disinformazione e soltanto Grillo e pochi altri nei suoi spettacoli e in qualche articolo metteva in guardia dal rischio a cui si sarebbe andati incontro.

La Fininvest querelando Grillo cosa ha risolto? Otterrà giustamente la somma decisa dal giudice, ma susciterà la curiosità di coloro i quali si domanderanno: “Cosa ha detto Grillo di così grave?”. Molti andranno a leggere la sua articolessa di cui non conoscevano minimamente l’esistenza. D’altronde, si sa, che una rettifica equivale al dare la notizia (anche se falsa) due volte, perché se si smentisce un fatto senza citare il fatto, il lettore sarà esortato ad avere un quadro della situazione completo e si fossilizzerà nella sua mente il primo fatto, quello non rettificato.

Questo è il link da cui è possibile leggere interamente il pensiero di Grillo: Clicca qui per leggere \”Il caso Parmalat e il crepuscolo dell\’Italia\” tratto dal sito www.scribd.com

Vi proponiamo una parte del paragrafo dedicato proprio alla Fininvest ovviamente dissociandocene perché la Corte d’Appello Civile di Roma l’ha giudicato diffamatorio: “Il sistema Fininvest e il sistema Italia per certi versi sono analoghi al sistema Parmalat: molta apparenza, conti falsi, corruzione, poca qualità, futuro in declino.Parmalat aveva conti falsi, ma produce milioni di tonnellate di alimenti che generano benessere reale per decine di milioni di persone in trenta paesi. Fininvest non è una multinazionale, come Parmalat, ma una “ipernazionale”. I suoi profitti provengono quasi esclusivamente dall’Italia e si basano su uno stretto legame con il sistema della politica italiana e della corruzione. La gran parte dei suoi guadagni viene dalla pubblicità obbligatoria, un’attività controversa che crea alla popolazione più danni che benefici. Più che di profitti in un mercato competitivo, si tratta di una rendita senza rischi, basata sul monopolio, sullo statalismo, sulla produzione di niente di concreto.

Sono miliardi di euro che, con il sistema della pubblicità obbligatoria, Fininvest “preleva dalle tasche degli italiani” quando questi – anche quelli che non guardano le sue televisioni – comprano imolti prodotti resi più cari dalla pubblicità. Meriti e rischi ne ha pochi, perché il bombardamento pubblicitario è forzato e non è evitabile dai cittadini (altro che Casa delle libertà!), perché la televisione commerciale – privata o statale – è l’unico tipo di televisione in Italia e perché questa rendita pubblicitaria si fonda su concessioni statali di frequenze televisive ottenute corrompendo il potere politico ai tempi di Craxi. Senza queste concessioni statali, in quasi monopolio e in parte illegali, le rendite e il potere Fininvest crollerebbero.Da due anni inoltre la rendita Fininvest è ulteriormente garantita dalle centinaia di suoi uomini che hanno preso il controllo del governo, del parlamento e della televisione pubblica e che cercano ora di conquistare il controllo anche della magistratura e della banca centrale. La rendita senza rischi di Fininvest è inoltre facilitata dal fatto che molti dei settanta avvocati che Berlusconi ha fatto eleggere in parlamento usano nei processi contro Berlusconi e i suoi uomini le leggi a favore di Berlusconi che loro stessi propongono o approvano come parlamentari (…)”.

Davide Ferrante

 

 

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